“Gymnasium” è un lavoro di un luogo ricostruito. Una vecchia mensa che è diventata una palestra. Uno spazio urbano rubato al declino, come altri a Roma. Un luogo che si è trasformato in altro Un’esperienza di un gruppo di persone che ha rinegoziato il concetto di spazio.

Attraverso il rapporto corpo – oggetti – spazio, ” Gymnasium” mostra la riappropriazione di un luogo. E il gesto sportivo si perde, rimane in sospeso, per diventare astrazione. Uno spazio chiuso e aperto allo stesso tempo, in cui tutto è transitorio, anche la palestra stessa.

Non viene mostrata la palestra nel suo caotico movimento, ma l’affermazione di un modo di vedere la vita e la capacità umana di dare un senso alle cose: occupare, resistere attraverso lo sport e andare avanti rimanendo fermi sulle proprie idee. Probabilmente un’utopia, quantomeno un’aspirazione.

“Gymnasium” is a work of a place rebuilt. An old refectory that has become a gym. An urban space stolen to the decline, as others in Rome. One place that has turned into something else. An experience of a group of people who renegotiated the concept of space.

Through the relationship body – objects – space, “Gymnasium” shows the re-appropriation of a place. And the sporting gesture is lost, remains outstanding, to become abstraction. An enclosed space and opened at the same time, in which everything is transitory, even the gym itself. Not the gym with its chaotic, ebullient movement, but the claim of a way of seeing life and the human capacity to give meaning to things: occupy, resist through sport and move on remaining firm in their ideas. Probably a utopia, at least a dream

  • Author: Dario Li Gioi
  • State: Ongoing